Kintsugi Blog

Perché voglio scrivere

L'altro giorno ho deciso di aprire questo spazio su BearBlog, un piccolo angolo di condivisione personale. L'ho fatto in modo spontaneo, perché già gestisco un altro blog legato alla mia professione, seguito da molti colleghi. Quello, però, non è il posto adatto per condividere pensieri più intimi o divagazioni, così ho pensato che fosse bello creare uno spazio tutto mio qui.

Tuttavia, aprendo questo spazio, mi rendo conto di aver tralasciato una domanda molto importante: perché desidero scrivere?
Nel cassetto della mia scrivania, il luogo da cui sto scrivendo anche ora, si trova un diario. È il mio diario personale, il luogo in cui raccolgo tutto ciò che fa parte del mio percorso. Uno spazio fisico in cui i miei pensieri, le mie lamentele, le speranze, i timori, le delusioni e le vittorie prendono forma... tutto ciò che riguarda la mia interiorità. E allora mi chiedo: quale bisogno ho di aprire uno spazio pubblico come questo?

Ho agito seguendo il mio istinto, forse spinto dalla voglia di essere notato e apprezzato. Non ho riflettuto troppo sulle motivazioni più profonde dietro a questo gesto. Per questo, sento che è il momento giusto per condividere tutto con un post, perché no?

Per riflettere sui motivi che mi hanno portato a scrivere, trovo più utile considerare il loro contrario, cioè: quali NON sono le ragioni che mi hanno spinto a intraprendere questo viaggio. Cominciamo dal primo.

Non scrivo per guadagnare

Hai mai sentito parlare di BearBlog? Probabilmente poche persone in Italia conoscono questo nome. Forse perché ormai nessuno scrive così spesso come una volta. La maggior parte di noi è ormai immersa nei social, convinta che gli altri non abbiano nulla da dire, e passa il tempo a scrollare il cellulare alla ricerca dell'ennesimo video cretino o della prima notizia insolita che l'algoritmo propone. Solo alcuni, i più appassionati o i più coraggiosi, continuano a scrivere su un blog. Alcuni sono giornalisti di professione, mentre altri, come me, sono semplicemente persone stanche di tutto questo frastuono.

Quindi, tra le tante ragioni che mi hanno portato a scrivere, quella di "guadagnare" o diventare famoso non è sicuramente tra le prime.

Ora, però, si sta delineando una delle motivazioni più autentiche: Scrivo per essere me stesso.

Ma cosa significa? Se non scrivo, non sono me stesso? Dai, non diciamo stronzate, lo sono sempre, ma l'atto di scrivere è fondamentalmente un gesto di consapevolezza. Serve a definire in modo chiaro a me stesso chi sono e cosa sono.
Molte volte il mio flusso di pensiero è così ampio e potente che non riesco a trascriverlo su carta. A causa dell'ADHD, spesso dimentico le parole proprio mentre scrivo. Utilizzando i tasti del computer, invece, questo difetto si attenua un po' e diventa più gestibile. D'altra parte, questa piattaforma non consente commenti: è principalmente usata da persone che vivono in altri paesi e scrivono in inglese, il che garantisce un anonimato eccezionale. Direi che è fantastica, non credi?

Non scrivo per essere finto

Scrivo quotidianamente, e questa è una cosa che faccio con passione. Lo faccio per lavoro, creando verbali, corrispondenza via e-mail, dispense scolastiche per i miei alunni, dispense spirituali per i fedeli della mia chiesa, e anche capitoli di libri che, ogni tanto, pubblico con gioia. In tutto questo, scrivo in prima persona, ma non sempre riesco a essere completamente me stesso. È una forma di scrittura che chiamo "da palcoscenico". Sono convinto che ognuno di noi viva costantemente su un palcoscenico, indossando una maschera diversa a seconda delle situazioni.

Ogni giorno recitiamo una parte, interpretando ruoli diversi che rappresentano la "normalità della vita".
Anche nei momenti più informali, spesso senza rendercene conto, ci ritroviamo a indossare queste 'maschere'. Quando sono a scuola, indosso quella dell'insegnante; a casa, quella del marito; in chiesa, quella della guida religiosa; in loggia, quella del seguace Rosa-Croce; al supermercato, quella dell'acquirente; dal medico, quella del paziente; in palestra, quella di chi vuole dimagrire; in macchina, quella dell'autista; al cinema, quella del cinefilo...
In realtà, indossiamo sempre qualche maschera. Ma esiste un luogo in cui possiamo essere davvero noi stessi, senza maschere? Probabilmente sì, nel nostro diario personale o forse anche sul blog. Ciò che conta davvero, a questo punto, è esercitare con consapevolezza il nostro diritto di togliere tutte le maschere e fare attenzione a non indossarne inconsapevolmente un'altra, quella del "blogger", solo per conformarci alla folla.

Si tratta di un esercizio di consapevolezza molto importante che desidero e ho deciso di intraprendere: provare a scrivere in modo autentico. Essere sincero con me stesso e non per gli altri. Credo che sia impossibile, o almeno così penso, essere completamente vero per gli altri. Nessuno lo è del tutto, e forse dovremmo tutti riconoscerlo.

Non scrivo per essere letto

Qualcuno potrebbe leggere questa affermazione e chiedermi: "Ma allora perché cazzo scrivi?". Ecco, questa è una delle motivazioni che potrebbe spingermi, in modo naturale, a indossare la maschera del blogger: sentirsi ascoltati dagli altri.

Allora preferisco evitare, quindi scriverò nel modo che mi piace di più, usando il linguaggio che preferisco, condividendo tutto quello che sento e penso, senza preoccuparmi troppo della forma. Se lo faccio, è solo per migliorare il mio stile di scrittura e niente di più.

Nei miei post, userò anche le "parolacce". Sì, cazzo, tutte le espressioni che mi vengono in mente mentre scrivo sulla tastiera! Posso farlo perché qui nessuno mi conosce davvero; perché a nessuno importa di un italiano sconosciuto che scrive su un blog; e finalmente posso essere me stesso, senza maschere, parlando liberamente e condividendo le mie opinioni così come fa un mercante di braccialetti quando espone la sua mercanzia sulla spiaggia.

In questa pagina non ci sono i miei studenti (e, se ci sono, forse non possono riconoscermi), né i miei capi, i responsabili, i fedeli né i seguaci. Nessuno conosce davvero chi sono, e va bene così.
Scrivo e va bene così. Continuerò in questa maniera, anche se lentamente potrebbe emergere qualcosa sulla mia identità, anche se dovessi perdere di vista un nome, un dettaglio personale o altro. Non sarà importante. Se uno o più conoscenti o lettori casuali dovessero trovarmi e riconoscermi, non mi darà fastidio. Perché questo spazio non è unicamente pubblico: lo è nella forma ma privato nel contenuto. Quindi, non ha importanza.

Concludendo

In modo apofatico, ho condiviso le ragioni che mi spingono a scrivere e penso che questo post sia molto importante per me. Mi permette di mettere nero su bianco le motivazioni profonde e di dare una lunga vita al mio "kintsugi Blog". Se un giorno dovessi allontanarmi da queste ragioni, il blog potrebbe soffrire, e questa consapevolezza deve rimanere salda tra queste pagine.

#Diario